“Ma mettiamoci una pinnetta! “
Questo è quello che mi sento dire più di frequente da quando ho iniziato a shapare le ALAIA. Lo so, lo ammetto sarebbe
molto più semplice, ma purtroppo non funzionava così tra le antiche popolazioni
del pacifico. Gli antichi hawaiiani traevano dal surf (he’ enalu) divertimento
e sopratutto una forte connessione con la natura. Le tavole venivano costruite
con tre varietà di legname dopo una lunga cerimonia, dove al posto dell’albero
sradicato veniva seppellito un pesce come offerta alle divinità.

Il KOA, pianta sacra ora protetta, l’ULU e il WILIWILI, offrivano ad uno
“shaper” eletto dalla comunità la possibilità di creare dei veri e propri
oggetti sacri. Lo dimostra il fatto che in principio il surf era un’attività
riservata alla nobiltà.
Si utilizzavano tavole alte oltre 24 piedi, di grosso peso, molto difficili da usare. Le principali tipologie di solito venivano
distinte secondo la grandezza, anche se i confini sono molto sottili in fatto
di “Outline“. L’OLO era la tavola regale riservata solo ai membri più
importanti della comunità, costruita in legno di wiliwili, molto larga, poteva
arrivare a 24 piedi, con uno spessore di oltre 6 pollici. C’erano anche delle
derivazioni come l’ONINI, tavola spessa di solito in legno di Wiliwili, oppure
l’OWILI, sempre molto simile all’OLO.
Il KIKO ‘O variava dai 12 ai 20 piedi, ovviamente poco manovrabile, con una
prua molto stondata, adatto su onde non molto formate e lente.
Mentre le classi nobili utilizzavano gli OLO in breaks a loro riservati su
onde grandi ma frananti con una grossa portata d’acqua, tra i veloci beach
breaks le classi comuni utilizzavano tavole più corte le ALAIA ed i PAIPO.
Le ALAIA erano tavole che potevano andare dai 7 ai 12 piedi, più leggere degli
OLO, spesse circa un pollice e mezzo, permettevano di sfruttare la velocità
delle onde più formate e veloci utilizzando una tecnica che in hawaiiano viene
chiamata LALA.

Non avendo pinne il controllo di queste tavole si concentra sul gestire il bordo all’interno del cavo dell’onda, cercando di tagliarla velocemente in
partenza, il bordo diventa una lunga pinna. La velocità che si sprigiona da
queste tavole è notevole, sia in piedi che sdraiati, come nel caso del PAIPO, di altezza minore (circa 4 piedi). Quest’ultimo potrebbe essere considerato a
ragione il progenitore del moderno BODYBOARD. Certamente bisogna affrontare un
discorso diverso nei confronti della riscoperta di queste tavole, merito in
buona parte, di una felice intuizione dello shaper australiano TOM WEGENER,
anche se gente del calibro di GREG NOLL e TOM POHAKU, non hanno mai smesso di
produrre queste affascinanti repliche. Il grosso merito di Wegener è stato
quello di reinventare queste tavole senza snaturarne troppo il senso:
l’apporto di accorgimeni moderni, tra tutti lo shape della carena, e l’utilizzo
di un legno eccezzionale come la paulownia perfetto per la sua bellezza ma
anche per le sue caratteristiche di leggerezza ed elasticità ha permesso di
migliorarne le prestazioni in acqua.

Le Alaia comunque si possono costruire con altre varietà di legno. In
California molti le costruiscono in pino o abete, più reperibile e meno
costoso, altri in cedro rosso, pioppo, betulla, Ayous, samba, insomma fate
voi…provate, divertitevi a costruirne una da soli, con gli amici, entrate in
acqua e pensate che quello che state facendo è il gesto più primordiale per un
surfista, tra di voi e l’acqua c’e solo un bel pezzo di legno.
Questi frammenti di storia si stanno riaffacciando prepotentemente nel moderno
mondo del surf, affascinando grandi personalità di questo sport.
Un modo per confrontarsi con la storia e per spostare i propri limiti senza
regole ….. buon divertimento!
Iomal




